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20
Feb
2009
20-02-2009
Una medaglia d'oro per i volontari
Cerimonia l'altra sera per le civiche benemerenze voluta dall'amministrazione comunale
Medaglia d'oro al volontariato laertino: quello "alla lettera" del Servizio emergenza radio "Sos 27", e quello "culturale" di Raffaella Bongermino, studiosa di storia locale e ricercatrice infaticabile.
A consegnare il meritato riconoscimento è stato l'altra sera il sindaco Giuseppe Cristella, nell'ambito delle «Civiche benemerenze», iniziativa comunale pensata per metter in giusta luce il lavoro, spesso oscuro, di associazioni e cittadini impegnati in vari campi della quotidianità laertina e non solo (già insigniti don Antonio Rizzi, decano dei sacerdoti laertini, e l'associazione "La Luce").
Più di quarantatremila ore di attività effettuate, equivalenti a cinque dei suoi quattordici anni di vita: il Ser Sos 27 di Laterza ha numeri davvero speciali, ancorché straordinariamente "umili". A darne tangibile testimonianza, l'emozione del presidente Arcangelo Perrone, racchiusa in poche ma significative parole di elogio per i suoi operosi "volontari" e la sintesi efficace del responsabile nazionale della Federazione corpo volontari, Giuseppe D'Auria: «A noi basta esserci». Di «volontariato puro», di «protagonisti veri dietro le quinte» hanno parlato, in piena sintonia, il sindaco Cristella e l'assessore alla Cultura, Licia Catucci: «Impegno speso per il sociale, esempio per le future generazioni» ha sottolineato Cristella, a raccordare al primo il secondo riconoscimento della serata. «Senza le radici non c'è storia» hanno detto il sindaco e l'assessore. E Raffaella Bongermino, autrice di numerose pubblicazioni sulla storia di Laterza, di quelle radici è tenace e dinamica custode. «Chiamatela mamma Laterza» ha proposto Domenico Blasi, direttore di "Umanesimo della Pietra", gruppo onlus dal 1977 impegnato a studiare e a valorizzare, con sede a Martina, le emergenze storiche, architettoniche e ambientali del territorio murgiano. Figura rivalutata, per Blasi, quella dello storico locale, un tempo riduttivamente etichettato come colui che "scètte l'acqùe fiure": perché portatore di "concretezza", perché "lingua della comunità". Come Raffaella Bongermino che, tutta protesa "nel viaggio incantato del ricercatore" l'altra sera ha voluto dedicare ai laertini il suo tempo e il suo lavoro di studiosa: «Non si può amare la storia di un paese - ha detto - se non si ama anche la sua gente». Il viaggio, naturalmente, continua: la storia non si ferma, e la fatica ricomincia dopo ogni lavoro portato a termine. Una «bella fatica» per Raffaella Bongermino, operatrice culturale dalla parte delle radici.
Autore: Francesco Romano
Fonte: Gazzetta del mezzogiorno
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