Gravina
Il termine "Gravina" deriva dall'antica parola tedesca "Graban" che significa scavare e dal tema mediterraneo "grave" che indica un vallone a forma di un profondo crepaccio scavato nelle rocce calcaree.
La loro formazione risale all'era terziaria, quando si verificarono erosioni, sollevamenti tettonici e bradisismi. L'attuale fisionomia della gravina è, infatti, la conseguenza di due eventi:
- lo scorrere del fiume Lato che due milioni di anni fa ha eroso i calcari pliocenici e pleistocenici, scoprendo quelli del cretaceo;
- la successiva azione erosiva sui calcari da parte degli agenti atmosferici.
La gravina di Laterza è l'esempio più spettacolare, aspro, selvaggio, tra quelle dell'arco jonico, in quanto è caratterizzata da una profondità di 200 metri circa, un'ampiezza di circa 500 metri ed una lunghezza superiore ai 12 chilometri. Per tale motivo è annoverata tra i più grandi canyons d'Europa.
Gli incredibili risultati del fenomeno carsico, le pareti a strapiombo, la vegetazione a "macchia mediterranea", la rendono particolarmente suggestiva, un'area di notevole interesse ambientale.
Lungo i suoi pendii calcarei si trovano specie vegetali che hanno sviluppato specifici adattamenti per sopravvivere alla forte insolazione e allo scarso apporto idrico, quali i boschi di Quercus Troiana (presenti in Italia solo sulle murge pugliesi e materane), il Lentisco, l'Aegilops Uniaristata, il Dente di leone pugliese, la Scrophlaria lucida, la Campanula Versicolor(capace di vivere sulla nuda roccia utilizzando l'acqua che le rocce immagazzinano durante i fenomeni di condensa), il Leccio, il Tiberino, il Cisto, il Terebinto, il Ginepro.
Per quanto concerne la fauna, la gravina laertina ospita alcune tra le specie volatili a più alto rischio di estinzione dell'Europa meridionale: il Capovaccaio o Avvoltoio degli Egizi(così chiamato perché vive in stretto contatto con mandrie e greggi dei cui rifiuti si nutre e perché la sua immagine compare tra gli ideogrammi dell'alfabeto geroglifico), il Falco Grillaio, il Nibbio Bruno, il Falco Lanario, il Gufo reale, la Ghiandaia marina, l'Ululone dal ventre giallo, il Falco Pellegrino, il Gufo comune, l'Assiolo, l'Allocco, il Barbagianni, la Monachella, il Biancone, il Gheppio, il Passero Solitario.
La gravina è inoltre rifugio di Gechi di Kotchi, Istrici, Volpi, Tassi, Donnole e di un gran numero di cinghiali.
Informazioni addizionali
La Regione Puglia - Assessorato all'Ecologia - Settore Ecologia - Ufficio Parchi ha approvato, nell'ambito del POR Puglia 2000/2006 - Misura 1.6 Linea di intervento 2, il progetto: "Piano di azione per la conservazione del Capovaccaio e azione di conservazione del Grillaio, Nibbio Reale e Nibbio Bruno nella zona ZPS p.SIC Area della Gravina".
Il progetto, tra l'altro, prevede la realizzazione di un sito WEB: www.rapacigravine.it
Il progetto, tra l'altro, prevede la realizzazione di un sito WEB: www.rapacigravine.it
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Turismo e cultura
